Che fine ha fatto?

L’ultimo assessore alla sicurezza di Roma, se non ricordiamo male, fu Liliana Ferraro circa 15 anni fa con la giunta Veltroni.

Da allora tutti i sindaci e le sindache, o chi per loro, decisero che un assessore alla sicurezza era superfluo e, al massimo, furono nominati dei delegati alla sicurezza.

Ad oggi, secondo quanto ci risulta, abbiamo un delegato alla sicurezza e protezione civile retribuito e risponderebbe al nome di Marco Cardilli.

Tra omicidi, stupri, allagamenti, crolli nei trasporti risulta ancora fragorosa una sostanziale assenza di una presa di posizione di questo delegato dalla Sindaca.

Parla solo la Raggi che riferisce di fantomatiche ordinanze anti alcol?

Cardilli che dice?

Cardilli che fa?

Cardilli c’è?

Cardilli ndo sta?

Annunci

Sindaco sceriffo con il nuovo decreto sicurezza?

«La sicurezza urbana va intesa come un grande bene pubblico che riguarda la vivibilità e il decoro urbano, attraverso interventi di riqualificazione delle aree più degradate, l’eliminazione dei fattori di marginalità sociale, la prevenzione della criminalità e dei fenomeni antisociali per favorire la legalità e la coesione sociale. Il decreto introduce strumenti ed interventi amministrativi, amplia i poteri di ordinanza dei sindaci: avranno poteri autonomi e la possibilità di firmare patti tra territori e ministero dell’Interno che prima non avevano una cornice legislativa» ha detto il ministro.

Il decreto è stato ampiamente discusso, meditato, voluto dall’Anci e dalla conferenza delle Regioni con l’idea di «fare una grande alleanza tra lo Stato e poteri locali – ha aggiunto Minniti: in Italia abbiamo un modello di sicurezza che funziona, non c’è un’emergenza sicurezza, ma oltre al modello di sicurezza nazionale servono politiche più attente di controllo da Bolzano ad Agrigento».

Per garantire la sicurezza urbana Minniti ha annunciato l’introduzione di misure mutuate dal mondo sportivo, come il ‘daspo’. «Di fronte a reiterati elementi di violazioni di alcune regole in un determinato territorio – ha spiegato – le autorità possono proporre che chi li ha commessi non possano più frequentare quel determinato territorio».

«Non abbiamo bisogno di sindaci sceriffi o di un ministro dell’Interno sceriffo – ha continuato – abbiamo bisogno di cooperazione tra territorio e Stato».

In questo decreto si calano di nuovo dall’alto altre competenze ai comuni di spettanza dello Stato. Senza però trasferire di nuovo risorse, personale o modifiche legislative.

In particolare questo famigerato DASPO.

Chiunque viva le nostre città al di fuori di 4 mura è consapevole del fatto che questo DASPO si andrebbe ad applicare, nella maggior parte dei casi, a persone che sono già colpite da provvedimento di espulsione dallo stato italiano perchè non in regola con la permanenza.

Ci troviamo quindi al paradosso che lo stato espelle ma non riesce ad eseguire quanto ha determinato ed allora demanda ai comuni un’altra espulsione, stavolta fuori dai confini del campanile, con la pretesa che questo provvedimento venga poi osservato?

Ovviamente poi sarà colpa dei sindaci e dei comuni non essere riusciti ad eseguire i provvedimenti.

Davvero ci credono?

Ed i sindaci “non sceriffi”, di quale personale dovrebbero avvalersi per applicare questi DASPO?

Della Polizia Locale sicuramente.

Però c’è un però.

Questi provvedimenti avranno la necessità di essere, oltre che eseguiti, preparati, notificati anche debitamente archiviati in modo digitale. Oltre alla gestione dei ricorsi; perchè pensate che nessuno, magari tramite qualche associazione senza presunto scopo di lucro, possa presentare ricorso alla cacciata dal suolo comunale? Chi pensate che si occuperà della gestione di questo contenzioso? Il Ministero?

Tutto questo sottrarrà delle risorse dal territorio per destinarle agli uffici. E’ sicuro. Non vi lamentate poi perchè “i vigili stanno tutti in ufficio. La percentuale sarà destinata inevitabilemente ad aumentare.

Altra domanda che ci poniamo è: quale archivio digitale sarà utilizzato? Perchè ovviamente dovrà essere creato un database dove inserire le violazioni al decoro urbano e cercare le recidive.

Ne creeremo uno per ogni comune dove verranno inseriti i nominativi “in diffida”, oppure utilizzeremo quello statale attraverso il cosiddeto SDI?

In entrambi i casi c’è qualcuno che resterà fuori da questi archivi: se sarà comunale ne resteranno fuori le forze di polizia nazionali (CC, PS e GDF) e quindi sarà monco, se invece sarà utilizzato quello nazionale ne resteranno fuori le Polizie Locali da tempo già escluse e quindi resterà monco.

Infine ci immaginiamo già i sindaci impantanati ad eseguire questo decreto con anacronistico contratto nazionale che equipara la Polizia Locale più a dei normali impiegati che a presidi di sicurezza urbana.

Il Ministero degli Interni cerca di dare una risposta, probabilmente per fini elettorali, alle richieste di sicurezza che gli pervengono dai cittadini con queste “pecionate” per evitare  di approvare quella che è l’unica riforma che gli garantirebbe in pochi istanti di restituire alla sicurezza delle città 60.000 operatori: la riforma della Polizia Locale italiana.

Davvero non capiamo come ANCI possa avere scelto di restare col cerino in mano con questo problema senza dotarsi di una Polizia Locale rinnovata.

Risultati immagini per cerino in mano

Magari saranno stati convinti da qualche funzionario che chissà cosa gli ha garantito e promesso

Noi invece non crediamo più a questi burocratosauri!

Risultati immagini per dinosauro