Famo a capisse…

Ciclicamente esce su un quotidiano la solita litania sulle bellezze della preintesa. Anche oggi il ciclo è arrivato a compimento e puntuale è arrivato il ricordo funebre.

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Con questo “coccodrillo” viene evidenziato questo: l’atto unilaterale, spacciato da Nieri e Marino non era così meraviglioso così come volevano presentarlo alla stessa stampa che oggi ne canta il de profundis.

Di più.

La stessa stampa scrive che una sua immediata modifica avrebbe posto in salvo il “tesoretto”.

Inconsapevolmente rafforza ancora una volta la scelta fatta dai dipendenti di rifiutare un prelievo forzoso sulle risorse a loro disposizione invece di procedere recuperando altrove i danari.

Eh si perchè bisognerebbe andarsi a leggere le norme che qui, comodamente, riportiamo:

Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 2 maggio 2014, n. 68 

Art. 4 
 
Misure conseguenti al mancato rispetto di  vincoli  finanziari  posti
alla contrattazione integrativa e all'utilizzo dei relativi fondi. 
 
  1. Le regioni e gli enti locali che non hanno rispettato i  vincoli
finanziari posti  alla  contrattazione  collettiva  integrativa  sono
obbligati  a  recuperare  integralmente,  a  valere   sulle   risorse
finanziarie  a  questa  destinate,   rispettivamente   al   personale
dirigenziale e  non  dirigenziale,  le  somme  indebitamente  erogate
mediante il graduale riassorbimento delle stesse, con quote annuali e
per un numero massimo di annualita' corrispondente a quelle in cui si
e' verificato il superamento di tali vincoli. Nei predetti  casi,  le
regioni devono  obbligatoriamente  adottare  misure  di  contenimento
della spesa per  il  personale,  ulteriori  rispetto  a  quelle  gia'
previste dalla vigente normativa, mediante l'attuazione di  piani  di
riorganizzazione   finalizzati   alla   razionalizzazione   e    allo
snellimento   delle   strutture   burocratico-amministrative,   anche
attraverso accorpamenti di uffici con la contestuale riduzione  delle
dotazioni  organiche  del  personale  dirigenziale  in   misura   non
inferiore al 20 per cento e della spesa complessiva del personale non
dirigenziale nella misura non inferiore al 10  per  cento.  Gli  enti
locali  adottano  le  misure   di   razionalizzazione   organizzativa
garantendo in ogni caso la riduzione delle dotazioni organiche  entro
i parametri definiti dal decreto di cui all'articolo  263,  comma  2,
del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Al fine di conseguire
l'effettivo  contenimento  della  spesa,  alle  unita'  di  personale
eventualmente risultanti in soprannumero all'esito dei predetti piani
obbligatori di riorganizzazione si applicano le disposizioni previste
dall'articolo 2, commi 11 e 12, del decreto-legge 6 luglio  2012,  n.
95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135,
nei  limiti  temporali  della  vigenza  della  predetta   norma.   Le
cessazioni dal servizio conseguenti alle misure di cui al  precedente
periodo  non  possono  essere  calcolate  come  risparmio  utile  per
definire l'ammontare delle disponibilita'  finanziarie  da  destinare
alle assunzioni o il numero delle unita'  sostituibili  in  relazione
alle limitazioni  del  turn  over.  Le  Regioni  e  gli  enti  locali
trasmettono alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
della funzione pubblica, al Ministero dell'economia e delle finanze -
Dipartimento della Ragioneria generale dello  Stato  e  al  Ministero
dell'interno - Dipartimento per gli affari interni e territoriali, ai
fini del relativo monitoraggio, una  relazione  illustrativa  ed  una
relazione  tecnico-finanziaria  che,  con  riferimento   al   mancato
rispetto dei vincoli finanziari, dia conto  dell'adozione  dei  piani
obbligatori di riorganizzazione e delle  specifiche  misure  previste
dai medesimi per il contenimento della spesa per il personale. 
  2. Le regioni e gli enti locali che hanno rispettato  il  patto  di
stabilita' interno possono compensare le somme da recuperare  di  cui
al primo  periodo  del  comma  1,  anche  attraverso  l'utilizzo  dei
risparmi effettivamente derivanti dalle misure  di  razionalizzazione
organizzativa di cui al secondo e terzo periodo del comma  1  nonche'
di quelli derivanti dall'attuazione dell'articolo 16, commi  4  e  5,
del  decreto-legge  6   luglio   2011,   n.   98,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
  3. Fermo restando quanto previsto dai commi 1 e 2, non si applicano
le disposizioni di  cui  al  quinto  periodo  del  comma  3-quinquies
dell'articolo 40 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.  165  agli
atti di utilizzo dei fondi per la contrattazione decentrata  adottati
anteriormente ai termini di adeguamento previsti dall'articolo 65 del
decreto  legislativo  27  ottobre  2009,  n.  150,  che  non  abbiano
comportato  ne'  il  superamento  dei  vincoli  finanziari   per   la
costituzione dei medesimi  fondi  ne'  il  riconoscimento  giudiziale
della responsabilita' erariale, adottati dalle regioni e  dagli  enti
locali che hanno  rispettato  il  patto  di  stabilita'  interno,  la
vigente disciplina in materia di spese  ed  assunzione  di  personale
nonche' le disposizioni di cui all'articolo 9  del  decreto-legge  31
maggio 2010, n. 78, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  30
luglio 2010, n. 122.

Quindi, se ancora non si è ben capito, i soldi li devono trovare altrove e non prendendoli, col consenso dei sindacati, dalle tasche dei dipendenti.

In ultimo, poniamo una semplice domanda a cui ancora nessuno ha osato dare una risposta: chi ha certificato il non rispetto dei vincoli della contrattazione?

Al momento solo gli ispettori del MEF? Aspettiamo allora un qualsiasi atto formale che sia contestabile in tribunale dai lavoratori (dove le legnate sui denti negli ultimi tempi non si sono risparmiate per il comune), perchè, al momento, “ve la sete sonata e cantata da soli”!

Anche lo stesso Comune chiede oggi di rifare i conti, prima o poi si accorgerà che sono tutti sballati?

Suggeriamo una inchiesta giornalistica su quante osservazioni di questi preziosi osservatori e dirette ai dirigenti capitolini siano state realmente osservate. Restiamo ad osservare se accadrà…

Con osservanza.

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Ma l’oste, quando fa i conti, il vino lo beve?

Vi preannunciamo che quanto seguirà sarà un discorso molto tecnico,ma riguarda il nostro contratto decentrato ed i conti che ci hanno mostrato nell’ultima riunione. Conti che, strano a dirsi, non ci tornano…

Dall’analisi condotta del prospetto fornito alle OO.SS. al tavolo di trattativa il giorno 31/03/2016 riguardo gli importi non spesi delle voci del fondo destinato al salario accessorio dei dipendenti, notiamo qualcosa che in termini contabili che non torna.

Prendendo ad esempio la voce di produttività della Polizia Locale emerge che a fronte di una previsione di spesa del fondo inserito nella D.G.C. 236/2014 di euro  9.994.050 risultano essere stati spesi alla data di Marzo 2016 euro 8.016.000.

Questa spesa indicata è rappresentativa di un dato certamente errato. La somma di 8.016.000 euro dovrebbe rappresentare l’aggregato di 2 macro-voci relative alla Produttività di Sistema, il residuo non speso della quota A erogata nei 4 trimestri (e terminata di pagare a marzo 2016) e l’intero ammontare della quota B di produttività.

Questa ultima ha degli ammontare prefissati teorici equivalenti al 30% del totale della produttività di sistema dunque facendo l’ipotesi minima di quantificazione supponendo che il personale sia tutto di fascia professionale C ad ogni dipendente sulla base dell’allegato 2 della PdS che quantifica in  750 euro la somma massima pro capite standard erogabile, si deduce facilmente che il totale ancora nelle casse di Roma Capitale è pari almeno a 750 euro x 6057 (al 31/12/2015) dipendenti ovvero ad una somma  di euro 4.542.750.

Tale dato per quanto indicato in precedenza è oltretutto evidentemente stimato per difetto poiché gli importi di produttività di sistema sono crescenti in funzione delle categorie professionali, per cui si potrebbe immaginare che il totale teorico della quota B ancora nelle casse dell’amministrazione dovrebbe ragionevolmente attestarsi intorno ai 5 milioni di euro.

Quindi il non speso della produttività di sistema DEVE obbligatoriamente valere un importo maggiore rispetto ai 5 milioni di euro essendo la sommatoria della quota B (ancora non erogata) e il non speso della quota A che da stime prudenziali potremmo tranquillamente supporre essere vicino ai 2 milioni di euro. Dunque, in totale, l’ammontare del residuo da spendere da parte dell’ente in termini di  produttività di sistema solo per la Polizia Locale dovrebbe attestarsi tra un valore minimo di 5 milioni di euro e 7 milioni di euro.

Come è possibile che ad oggi risultino spesi ben l’80% delle risorse di produttività?

Evidentemente l’ente, in danno certo dei dipendenti, aveva già previsto di erogare somme molto meno abbondanti sia per la quota A che per la quota B.  Appare dunque chiaro come l’ente in tutte le sue previsioni di spesa abbia previsto all’origine di non pagarne quasi la metà non appostando sul fondo nemmeno le somme minime per la copertura della produttività per un ipotetico organico di 6057 operatori di fascia C. Infatti la produttività annua per la fascia C vale 2500 euro pro capite che moltiplicata per i 6057 appartenenti al Corpo (al 31/1272016) varrebbe almeno 15 milioni di euro a fronte di uno stanziamento sul fondo di poco meno di 10 milioni di euro. Facendo un ulteriore banale calcolo si apprende con particolare sgomento che la produttività B pro capite spettante ai dipendenti sulla base del non speso di produttività equivale a circa 340 euro a testa a fronte di un teorico tetto di 750 euro per una categoria C e 1250 euro per un responsabile di Sezione

Si tratta, usando un termine provocatoriamente forte, di una truffa ai danni dei lavoratori considerato che l’atto unilaterale prevede che tutto ciò che non viene speso della produttività spettante al singolo dipendente venga ricollocata sulla produttività B per categoria professionale e che l’ulteriore non speso al termine dell’erogazione della quota B venga comunque versato alle prestazioni eccellenti.

Quindi già la costituzione del fondo era inidonea a pagare quanto contenuto nell’atto unilaterale in termini di produttività da erogare ai dipendenti. Siamo dunque particolarmente allarmati oggi quando ci si viene a dire che il fondo costituendo contemplerà 31 milioni di euro in totale di produttività per tutto l’Ente se non vengono appostati sulle voci di spesa relative le somme idonee come già accaduto nel fondo 2014 e nel fondo 2015 dove l’impiego di 39 milioni di euro era assolutamente sottostimato almeno del 30-40% rispetto alle somme minime necessarie.

L’amministrazione dunque ci deve immediatamente spiegare come intende risolvere questo problema.

Noi avevamo già dubbi su questi “prefetti” e sul loro prendere tempo, per questo abbiamo già per tempo convocato una assemblea generale per il giorno 27 aprile 2016. Giorno in cui, come vi avevamo già accennato e come è ad oggi allo stato delle cose, non sono previsti pagamenti di salario accessorio nelle buste paga.

I nostri iscritti già erano al corrente di tutto questo, tu cosa a spetti a diventarlo?

Facciamo lo straordinario?

La domanda che ci sentiamo fare da più parti e che trova sempre risposte differenti.

Proviamo quindi a dare un paio di risposte, di due nostre diverse dirigenti sindacali, che sull’argomento hanno visioni opposte.

Ci raccontano il perchè della loro scelta.

PERCHE’ SI

 

“Sono da ventisei anni nel Corpo, e non sono sempre stata una straordinarista. Entrata a 24 anni, sposa a 25 e mamma a 26, i primi anni della mia professione sono stati divisi tra lavoro e famiglia. I primi anni di vita coniugale non sono stati rosei sotto l’aspetto economico, e devo dire che, anche se con estrema fatica, il ricorso agli straordinari mi ha permesso, lavorando molto, di tirare avanti in modo dignitoso. Anche mio marito aveva uno stipendio sicuro, ed insieme siamo riusciti a comperare una casa dove vivere.

Dopo un’altalena di alti e bassi sembrava che la vita ci sorridesse: mio marito ha avuto l’opportunità di trasferirsi all’estero per lavoro e la nostra situazione economica è sensibilmente cambiata; il mutuo non era più un peso, ci potevamo permettere dei piccoli lussi (una vacanza, per esempio) che non avevamo mai potuto assaporare prima, ed io, pur continuando a lavorare, potevo dedicare più tempo alle bambine.

Purtroppo nel 2009 tutto questo è svanito in un attimo: mio marito è stato stroncato da un infarto in un ristorante, e di colpo tutti gli impegni presi, tra cui la ristrutturazione di una casetta in campagna già in fase avviata, sono piombati sulle mie spalle, e di conseguenza sul mio stipendio. Le ragazze avevano 15 e 18 anni, ancora studenti di liceo, così, passato il primo momento di smarrimento, ho capito che se volevo mantenere tutto quello che avevamo faticosamente creato in 19 anni di matrimonio dovevo darmi da fare.

Ringrazio Dio, perché, anche se con molta, moltissima fatica, questo lavoro mi ha permesso per diversi anni di adempiere a tutto: notti e festivi ben pagati, straordinari in tutta Roma.. Era pesante, ma a fine mese potevo dire: HO PAGATO TUTTO! ANCHE GLI IMPREVISTI! Ma tutto ciò non è bastato: all’improvviso qualcuno ha deciso che i dipendenti pubblici sono il male d’Italia… Per cui la spending review, anziché abbattersi su quei settori realmente in perdita, si è abbattuta sui nostri stipendi.. Dal 1° gennaio 2015 il mio stipendio ha subìto una calo di quasi 300 euro.. Se poi si aggiungono le notti ed i festivi non pagati ed una drastica riduzione degli straordinari, il calo effettivo varia dai 500 ai 900 euro al mese. E senza la possibilità di intervenire per ovviare a tale perdita… In un anno ho dato fondo a tutti i risparmi di una vita, ed ora non so più a chi votarmi.. Le ragazze ancora studiano, e non voglio far credere loro che la madre sia una fallita, incapace di pagargli la retta universitaria… ho sempre rifiutato l’idea di un lavoro in nero.. Sono una cittadina ligia, di quelle che pagano le tasse fino all’ultimo.. L’unica speranza è accedere a quel poco di straordinario ancora rimasto, ma che sta esaurendosi giorno dopo giorno… E poi? E poi farò come stanno facendo altre colleghe: è vergognoso pensare che in uno stato civile una persona che svolge una professione più che dignitosa si trovi all’improvviso in tali condizioni, ma una sta andando a servizio ad ore… Un’altra sta andando a servire ai tavoli in una pizzeria nel week end… ed io? Qualcosa farò.. Sono anche laureata, e sto per prendere anche la magistrale.. Parlo cinque lingue… Non posso permettermi di perdere tutto quello che io e la mia famiglia abbiamo costruito in una vita…  ECCO PERCHE’ FACCIO (ANCORA) GLI STRAORDINARI.”

PERCHE’ NO

A 25 anni e 10 mesi esatti dalla mia assunzione mi si chiede di riflettere sul motivo che mi induce all’assenza, all’interno di quel circolo maleficamente vizioso (ironico, ovviamente)  che sono gli straordinari…

Con gli anni di servizio, trascorrono anche quelli di vita, così, sebbene le vicende che in tanti anni si susseguano con relative esigenze, alcune abitudini o meglio, “paletti”, rimangono allo stesso posto, nello stesso modo.

Così, appena entrata non vi era necessità di scelta di turno straordinario: non ero sposata, felice di avere già un posto di lavoro, ero concentrata tutta su me stessa e sugli ultimi esami universitari da sostenere e sulla tesi in preparazione.

Trascorso qualche anno, la mia situazione personale cambia: laureata, mi sposo, arrivano i figli, ma grazie a Dio, tra me e mio marito i nostri stipendi ci consentivano di vivere una vita piuttosto comoda, concedendoci anche, di tanto in tanto, qualche sfizio in più.

Con il tempo, la mia vita personale si stravolge un po’: avviene la separazione nel matrimonio e, tuttavia, non avevo esigenza di svolgere turni straordinari anche e soprattutto perché i bimbi erano ancora piccoli e ritenevo che il tempo da dedicare a loro fosse senz’altro una risorsa fondamentale di maggiore importanza nei loro confronti piuttosto che assicurarmi quell’agio in più che mi sarebbe derivato dall’aver fatto qualche turno oltre l’ordinario.

Riconosco naturalmente che questa mia scelta all’epoca fosse possibile grazie al buon rapporto che comunque avevo conservato con il mio ex marito il quale non esitava a far mancare nulla ai nostri bambini.

Oggi la situazione è cambiata ancora: i figli sono grandicelli, la grande all’università, il piccolo ancora in età scolare, richiedono, come è normale che sia, risorse economiche maggiori rispetto a qualche anno fa; tuttavia, anche le mie energie devono essere maggiori per star dietro al menage famigliare che oggi come oggi non si limita più a “vestili,falli mangiare,portali a scuola ,portali in piscina,mettili a nanna”; la vita stessa in casa è diversa: gli orari sono molto più irregolari di prima, la condizione di tenere in pulizia ed ordine la casa è diventata (anche se può sembrare strano) sempre più difficile da mantenere e necessita di una presenza più costante (ahimè) nell’organizzazione famigliare.

I nonni, un tempo sempre presenti e disponibili, avendo ora raggiunto una veneranda età, non possono più sostituire la madre in casa in occasione di eventuali turni straordinari ed il risultato è che la mia presenza in casa, ora più che mai, in un menage famigliare dove manca uno dei due genitori, è ancora più necessaria.

In altre parole: se mi mettessi a far turni straordinari, in casa non ci sarei mai, quindi: mio figlio, oggi diciassettenne, potrebbe tranquillamente vagare nel quartiere tutto il giorno sapendo di poter gestire a suo piacimento ed in piena libertà gli orari di uscita e rientro a casa (il che non è certamente una cosa positiva), la gestione della casa –già di difficile realizzazione- sarebbe tralasciata a causa dei miei orari prolungati, per non parlare poi anche di altri aspetti “salutari” come l’avere la possibilità di cucinare sano, avendo a  disposizione del tempo, anche se quest’ultima cosa farà un po’ sorridere, sembrando avere una limitata importanza rispetto alle altre, cosa che io non ritengo sia.

Insomma, per un lavoratore monoreddito e senz’altra possibilità di aiuto esterno in casa, le cose sono due: turni straordinari o famiglia?

Eppure, la qualità della vita economica degli italiani e, nella fattispecie, dei dipendenti capitolini è peggiorata; per me è sempre più difficile andare avanti con il mio unico stipendio, eppure, finora (e non so per quanto ancora) è andata, ce l’ho fatta.

Chissà per quanto ancora potrò “permetterlo”, o meglio, stringere i denti.

Il problema è che in un paese giusto, democratico e civile, la Pubblica Amministrazione non dovrebbe mettere i propri dipendenti (soprattutto se arrivati alla soglia dei 50 anni) in una condizione di lavoro peggiorativa; non dovrebbe ridurli con “l’acqua al collo”, come invece sta avvenendo per noi dipendenti di Roma Capitale ed i turni straordinari, se offerti, dovrebbero essere una libera scelta del lavoratore non come condizione sine qua non, ovvero, fatti per rimediare ad un salario troppo basso e sempre più spolpato dall’incapacità e disonestà degli Amministratori della Cosa Publica, ma una possibilità in più che verrebbe offerta al dipendente messo nelle tranquille condizioni di scegliere per il puro “piacere” e libertà di avere qualche soldino in più da mettere da parte.

Questo è tutto.”

Entrambe le colleghe hanno raccontato uno spicchio della loro vita.

In entrambe le lettere si trova lo stesso comune denominatore: lo stipendio è insufficiente. Una scellerata politica di tagli ai salari ha portato i lavoratori all’essere oggetto spesso di ricatto morale.

Oggi non abbiamo neanche certezza poi che questi straordinari vengano subito pagati (dopo essere stati pesantemente tassati) vanificando così i sacrifici fatti e le aspettative di uno stipendio degno.

Ci auguriamo che ognuno di voi compia la propria scelta solo dopo un’attenta meditazione sui pro ed i contro e che questi documenti sviluppino un dibattito serio.

Se volete conoscere la nostra posizione sindacale, ve la diciamo a fondo pagina, precisando che non vogliamo puntare il dito contro nessuno se non un’indegna classe politica: no agli straordinari perchè servono solo come doping contabile, di salario e di personale, e che servono solo a risolvere problemi momentanei, soprattutto del datore di lavoro,  ma non strutturali del Corpo.

Vogliamo uno stipendio ordinario più elevato, magari aumentato da progetti di produttività finalmente degni di questo nome, e non l’inseguimento di prestazioni aggiuntive a seconda delle esigenze di visibilità del momento dell’amministrazione.

 

Retribuiamo il lavoro e non il tempo.

4

Un ragionamento sulla retribuzione, bassa per molte categorie di lavoratori, prima o poi toccherà farlo.

Specie nel pubblico impiego.

Oggi si viene retribuiti, non tanto per il lavoro che si svolge, ma per il tempo passato all’interno di una struttura.

L’unico riferimento al lavoro del dipendente pubblico è il “timbrare il cartellino”.

Bene che vada, questa procedura, comporta la perdita di ben 4 secondi nella giornata lavorativa, comprensivi dell’estrazione dello stesso badge dalla custodia nella quale viene riposto.

Quale è realmente il risultato prodotto dal lavoratore?

Esistono degli indicatori precisi all’interno delle pubbliche amministrazioni che si dotano di un piano triennale di performance. A questo link  potete trovare il piano 2014-2016 del Comune di Roma.

Una serie di numeri e numeretti che indirizzano sostanzialmente l’attività lavorativa dell’ente condizionandone spesso l’autonomia operativa. Ciò è particolarmente stringente ad esempio per la Polizia Locale con ovvie limitazioni nell’utilizzo e nell’impiego.

Se la somma di tutti questi numeretti alla fine più o meno torna, il Comune potrà definirsi soddisfatto. Ma siamo in pratica alla fuffa algebrica.

Il lavoratore pubblico, tornando al ragionamento iniziale, eroga un servizio difficilmente quantificabile e per questo monetizzabile.

Per questo viene retribuito il tempo della sua messa a disposizione.

Diversamente sarebbe retribuito “a cottimo” a seconda di quanto materialmente produce.

Tra queste pieghe si nasconde il fancazzismo e la meritocrazia. Perchè i risultati che le amministrazioni comunque raggiungono sono dovuti ad entrambi. Ed entrambi però non vengono degnamente presi in considerazione dalla stessa. Il primo non viene scoraggiato il secondo non viene premiato.

La sfida che si deve porre l’amministrazione 2.1 ( non 2.0 perchè è già stata superata) è quella di cominciare a pensare a come retribuire il lavoratore pubblico per il lavoro che svolge e non per il tempo che passa in ufficio.

Questa anche la sfida che lanceremo all’amministrazione in sede di rinnovo del contratto decentrato. Progetti legati alla qualità ed alla quantità del servizio e non solo legati alla semplice presenza, spesso eterea ed effimera. In particolare per la Polizia Locale.

L’era del Badge appartiene al millennio scorso.

La grande attesa

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Dopo la riunione di venerdi, in cui il Sub Commissario Rolli aveva preannunciato la preparazione di una busta paga priva del salario accessorio per i dipendenti capitolini, è stato pubblicato quell’atto amministrativo che consente agli uffici che se ne occupano di predisporre gli stipendi decurtati.

Nessuna particolare sorpresa, solo la conferma dell’amarezza del periodo letta in queste fredde righe “sospensione per il mese di gennaio 2016 dell’erogazione degli istituti del trattamento economico finanziati sul fondo per il trattamento accessorio fatti salvi gli emolumenti connessi alle progressioni economiche orizzontali, indennità di comparto, indennità di docenza insegnanti scuola dell’infanzia, indennità di docenza educatori asilo nido, indennità tempo potenziato“.

Mancherebbe, da quanto leggiamo, la famosa TURNAZIONE. Prevista dal contratto nazionale non sembra essere stata retribuita.

Domani la Dott.ssa Rolli, se la riunione venisse confermata, ci informerebbe della riuscita mediazione col governo. Ci dirà in sostanza che Tronca è riuscito a trovare una sponda a quella delibera ponte che riuscirà solo a spostare la turnazione dalla parte variabile dello stipendio alla parte fissa.

In pratica ci stabilizzerebbero i turni. Sempre con la stessa scusa: la legge regionale 1/2005 del Lazio.

Dalla nostra noi abbiamo la stessa risposta per entrambe le soluzioni della vertenza, ve lo diciamo il giorno prima: non ci importa se la risposta del governo possa essere positiva o negativa, in entrambi i casi per noi si aprirebbe immediatamente la trattativa per la riduzione dei servizi.

A taglio del fondo deve corrispondere taglio dei servizi, perchè comunque riduzione di salario l’avremo in considerazione del fatto che il fondo che paga i servizi del 2016 ancora non è stato neanche pensato, figuriamoci costituito.

Ora siamo al 50%  e 50% come esito. Se il governo darà la sponda è perchè vorrà far vedere quanto buono sia nei confronti dei dipendenti capitolini (ci credete?), se darà la sponda negativa è perché vorrà far cadere tutta la responsabilità su colui il quale ha osato candidarsi alle primarie contro Giachetti (l’unto dalla signoria): Ignazio Maria Marino.

Perche ridono?

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Questa è la domanda che ci siamo posti vedendo questa foto.

Immediatamente ci è andata la memoria su quella che potrebbe essere la motivazione ed è scritta qui di seguito:

Ci siamo posti questo obiettivo: riuscire a dare ai 23 mila dipendenti di Roma Capitale un nuovo contratto decentrato, con obiettivi e risultati chiari, senza intaccare i loro livelli salariali e, allo stesso tempo, garantire ai quasi 3 milioni di cittadini romani servizi più efficienti. Al centro del nostro progetto c’è sempre stato il mantenimento dei livelli retributivi

Lo ha detto davvero Luigi Nieri .

Non troviamo l’aggettivo per descriverli. O meglio.

Non possiamo scriverlo.

E’ ora di protestare sul serio!

E’ ora di innalzare il livello della protesta pur rimanendo nei confini, sempre e comunque, della legalità.

Ci permettiamo quindi di riassumere in un decalogo le iniziative che ognuno di voi potrà prendere a difesa della propria dignità di lavoratore:

  1. Indossare correttamente la propria uniforme anche se mancante di parti essenziali sopperendo con acquisti privati (scarpe,pantaloni, camicie ecc.);
  2. Effettuare ogni forma possibile ed immaginabile di straordinario, prima durante e dopo eventuali assemblee e scioperi, soprattutto quelli che di ordinario non fareste mai perché al limite della legittimità;
  3. Sostituire il materiale di cancelleria mancante negli uffici con acquisti privati (risme di carta, scanner, toner ecc);
  4. Uscire in servizio con mezzi inefficienti ed eventualmente portarli dai meccanici riparandoli privatamente;
  5. utilizzare i propri mezzi privati per eseguire spostamenti durante il lavoro;
  6. cambiarsi d’abito in spogliatoi, se presenti o assenti è uguale, fatiscenti. Eventualmente pulirli a proprie spese ed affrescarli;
  7. continuare il proprio lavoro in ambienti non climatizzati (o troppo freddi o troppo caldi) acquistando privatamente condizionatori e/o stufette:
  8. non riparare solo le buche sul manto stradale, ma estendere la propria opera anche alle manutenzioni ordinarie e straordinarie ed alla raccolta dei rifiuti;
  9. effettuare comunque servizi di contrasto agli ambulanti abusivi anche in forte disparità di forze: in due contro 10 si può fare, si deve fare, ci chiedono di farlo e poi non fa male;
  10. prima di effettuare qualsiasi intervento o rilievo non richiedere mai alcuna pattuglia in ausilio che potrebbe sempre servire per qualche altra cosa come piantonare il sonno dei nomadi anche se siamo in curva, al buio e senza alcuna segnaletica.

Siamo sicuri che osserverete, come sempre alla lettera, quanto richiesto dal sindacato.

Almeno stavolta, a vostra scusa, potrete dire: me lo ha chiesto il sindacato.

Ci siete o ci fate?

6

No davvero.

La domanda è seria, come lo è la situazione.

Stanno arrivando messaggi ai cellulari dei colleghi di questo tipo:

Siamo in Campidoglio riunione con vice commissario Rolli. Il prossimo mese saremo senza molti istituti del salario accessorio

Tralasciando il fatto che non ci risulta nessuna riunione ufficialmente convocata dalla parte datoriale, subito dopo è arrivato questo comunicato stampa:

Omniroma-SALARIO ACCESSORIO, SINDACATI: NIENTE IN BUSTA PAGA, VERSO SCIOPERO (OMNIROMA) Roma, 07 GEN – “Veniamo in queste ore a conoscenza di notizie che superano le più pessimistiche previsioni. Pare che gli uffici preposti al trattamento economico del personale di Roma Capitale stiano predisponendo buste paga del tutto o quasi prive di salario accessorio. Lo stesso salario accessorio previsto nell’atto unilaterale che veniva presentato all’opinione pubblica come unica via per il ripristino di legittimità nella retribuzione dei dipendenti capitolini e che ha avuto l’unico effetto di impoverire i lavoratori”. Così in una nota i Segretari Generali Fp Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola, Cisl Fp Lazio, Roberto Chierchia, Uil Fpl Roma e Lazio, Sandro Bernardini. “Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl, durante la convocazione di domani dal Prefetto per il tentativo di conciliazione sullo sciopero generale di fine gennaio, chiederanno conto anche di questo e informeranno in apposite assemblee tutti i lavoratori – aggiungono – Lo scenario che si prospetta, alla luce delle ultime informazione, è un ulteriore aggravio alle finanze di 24000 famiglie e un danno oggettivo ai cittadini”.

Noi andiamo con la memoria a quanto avevamo detto prima dell’accordo della triplice, gli stessi che sono adesso meravigliati, per i servizi della notte di capodanno.

In particolare leggiamo in quanto scrivemmo:”non si può dimenticare che il servizio di una notte è  secondario rispetto alla mancanza di tutele economiche che coprano tutto il contratto decentrato del 2016.

Rifacciamo la domanda iniziale: ci siete o ci fate?

Che fate per la fine dell’anno?

9781409558910

Noi ci siamo, e continuiamo senza interruzioni l’attività sindacale a difesa dei colleghi.

Dopo avere visto qui come presentare la richiesta di rivedere la valutazione sul premio di produttività oggi abbiamo provveduto ad inviare la richiesta che tutte le valutazioni, inferiori alla massima, siano correttamente valutate dai dirigenti e non solo la minima parte.

Abbiamo inoltre provveduto a richiedere al Comando che cosa dobbiamo fare con le tessere identificative e di porto dell’arma che scadono il 31/12/2015-

Possibile che non si riesca mai a rispettare una data ed a programmare la propria attività dirigenziale? Anche qui sarà colpa dei “viggili” che girano con le tessere scadute?

Ecco allora, provvediamo ad informare per tempo tutto e tutti onde evitare “incomprensioni”…