Facciamo lo straordinario?

La domanda che ci sentiamo fare da più parti e che trova sempre risposte differenti.

Proviamo quindi a dare un paio di risposte, di due nostre diverse dirigenti sindacali, che sull’argomento hanno visioni opposte.

Ci raccontano il perchè della loro scelta.

PERCHE’ SI

 

“Sono da ventisei anni nel Corpo, e non sono sempre stata una straordinarista. Entrata a 24 anni, sposa a 25 e mamma a 26, i primi anni della mia professione sono stati divisi tra lavoro e famiglia. I primi anni di vita coniugale non sono stati rosei sotto l’aspetto economico, e devo dire che, anche se con estrema fatica, il ricorso agli straordinari mi ha permesso, lavorando molto, di tirare avanti in modo dignitoso. Anche mio marito aveva uno stipendio sicuro, ed insieme siamo riusciti a comperare una casa dove vivere.

Dopo un’altalena di alti e bassi sembrava che la vita ci sorridesse: mio marito ha avuto l’opportunità di trasferirsi all’estero per lavoro e la nostra situazione economica è sensibilmente cambiata; il mutuo non era più un peso, ci potevamo permettere dei piccoli lussi (una vacanza, per esempio) che non avevamo mai potuto assaporare prima, ed io, pur continuando a lavorare, potevo dedicare più tempo alle bambine.

Purtroppo nel 2009 tutto questo è svanito in un attimo: mio marito è stato stroncato da un infarto in un ristorante, e di colpo tutti gli impegni presi, tra cui la ristrutturazione di una casetta in campagna già in fase avviata, sono piombati sulle mie spalle, e di conseguenza sul mio stipendio. Le ragazze avevano 15 e 18 anni, ancora studenti di liceo, così, passato il primo momento di smarrimento, ho capito che se volevo mantenere tutto quello che avevamo faticosamente creato in 19 anni di matrimonio dovevo darmi da fare.

Ringrazio Dio, perché, anche se con molta, moltissima fatica, questo lavoro mi ha permesso per diversi anni di adempiere a tutto: notti e festivi ben pagati, straordinari in tutta Roma.. Era pesante, ma a fine mese potevo dire: HO PAGATO TUTTO! ANCHE GLI IMPREVISTI! Ma tutto ciò non è bastato: all’improvviso qualcuno ha deciso che i dipendenti pubblici sono il male d’Italia… Per cui la spending review, anziché abbattersi su quei settori realmente in perdita, si è abbattuta sui nostri stipendi.. Dal 1° gennaio 2015 il mio stipendio ha subìto una calo di quasi 300 euro.. Se poi si aggiungono le notti ed i festivi non pagati ed una drastica riduzione degli straordinari, il calo effettivo varia dai 500 ai 900 euro al mese. E senza la possibilità di intervenire per ovviare a tale perdita… In un anno ho dato fondo a tutti i risparmi di una vita, ed ora non so più a chi votarmi.. Le ragazze ancora studiano, e non voglio far credere loro che la madre sia una fallita, incapace di pagargli la retta universitaria… ho sempre rifiutato l’idea di un lavoro in nero.. Sono una cittadina ligia, di quelle che pagano le tasse fino all’ultimo.. L’unica speranza è accedere a quel poco di straordinario ancora rimasto, ma che sta esaurendosi giorno dopo giorno… E poi? E poi farò come stanno facendo altre colleghe: è vergognoso pensare che in uno stato civile una persona che svolge una professione più che dignitosa si trovi all’improvviso in tali condizioni, ma una sta andando a servizio ad ore… Un’altra sta andando a servire ai tavoli in una pizzeria nel week end… ed io? Qualcosa farò.. Sono anche laureata, e sto per prendere anche la magistrale.. Parlo cinque lingue… Non posso permettermi di perdere tutto quello che io e la mia famiglia abbiamo costruito in una vita…  ECCO PERCHE’ FACCIO (ANCORA) GLI STRAORDINARI.”

PERCHE’ NO

A 25 anni e 10 mesi esatti dalla mia assunzione mi si chiede di riflettere sul motivo che mi induce all’assenza, all’interno di quel circolo maleficamente vizioso (ironico, ovviamente)  che sono gli straordinari…

Con gli anni di servizio, trascorrono anche quelli di vita, così, sebbene le vicende che in tanti anni si susseguano con relative esigenze, alcune abitudini o meglio, “paletti”, rimangono allo stesso posto, nello stesso modo.

Così, appena entrata non vi era necessità di scelta di turno straordinario: non ero sposata, felice di avere già un posto di lavoro, ero concentrata tutta su me stessa e sugli ultimi esami universitari da sostenere e sulla tesi in preparazione.

Trascorso qualche anno, la mia situazione personale cambia: laureata, mi sposo, arrivano i figli, ma grazie a Dio, tra me e mio marito i nostri stipendi ci consentivano di vivere una vita piuttosto comoda, concedendoci anche, di tanto in tanto, qualche sfizio in più.

Con il tempo, la mia vita personale si stravolge un po’: avviene la separazione nel matrimonio e, tuttavia, non avevo esigenza di svolgere turni straordinari anche e soprattutto perché i bimbi erano ancora piccoli e ritenevo che il tempo da dedicare a loro fosse senz’altro una risorsa fondamentale di maggiore importanza nei loro confronti piuttosto che assicurarmi quell’agio in più che mi sarebbe derivato dall’aver fatto qualche turno oltre l’ordinario.

Riconosco naturalmente che questa mia scelta all’epoca fosse possibile grazie al buon rapporto che comunque avevo conservato con il mio ex marito il quale non esitava a far mancare nulla ai nostri bambini.

Oggi la situazione è cambiata ancora: i figli sono grandicelli, la grande all’università, il piccolo ancora in età scolare, richiedono, come è normale che sia, risorse economiche maggiori rispetto a qualche anno fa; tuttavia, anche le mie energie devono essere maggiori per star dietro al menage famigliare che oggi come oggi non si limita più a “vestili,falli mangiare,portali a scuola ,portali in piscina,mettili a nanna”; la vita stessa in casa è diversa: gli orari sono molto più irregolari di prima, la condizione di tenere in pulizia ed ordine la casa è diventata (anche se può sembrare strano) sempre più difficile da mantenere e necessita di una presenza più costante (ahimè) nell’organizzazione famigliare.

I nonni, un tempo sempre presenti e disponibili, avendo ora raggiunto una veneranda età, non possono più sostituire la madre in casa in occasione di eventuali turni straordinari ed il risultato è che la mia presenza in casa, ora più che mai, in un menage famigliare dove manca uno dei due genitori, è ancora più necessaria.

In altre parole: se mi mettessi a far turni straordinari, in casa non ci sarei mai, quindi: mio figlio, oggi diciassettenne, potrebbe tranquillamente vagare nel quartiere tutto il giorno sapendo di poter gestire a suo piacimento ed in piena libertà gli orari di uscita e rientro a casa (il che non è certamente una cosa positiva), la gestione della casa –già di difficile realizzazione- sarebbe tralasciata a causa dei miei orari prolungati, per non parlare poi anche di altri aspetti “salutari” come l’avere la possibilità di cucinare sano, avendo a  disposizione del tempo, anche se quest’ultima cosa farà un po’ sorridere, sembrando avere una limitata importanza rispetto alle altre, cosa che io non ritengo sia.

Insomma, per un lavoratore monoreddito e senz’altra possibilità di aiuto esterno in casa, le cose sono due: turni straordinari o famiglia?

Eppure, la qualità della vita economica degli italiani e, nella fattispecie, dei dipendenti capitolini è peggiorata; per me è sempre più difficile andare avanti con il mio unico stipendio, eppure, finora (e non so per quanto ancora) è andata, ce l’ho fatta.

Chissà per quanto ancora potrò “permetterlo”, o meglio, stringere i denti.

Il problema è che in un paese giusto, democratico e civile, la Pubblica Amministrazione non dovrebbe mettere i propri dipendenti (soprattutto se arrivati alla soglia dei 50 anni) in una condizione di lavoro peggiorativa; non dovrebbe ridurli con “l’acqua al collo”, come invece sta avvenendo per noi dipendenti di Roma Capitale ed i turni straordinari, se offerti, dovrebbero essere una libera scelta del lavoratore non come condizione sine qua non, ovvero, fatti per rimediare ad un salario troppo basso e sempre più spolpato dall’incapacità e disonestà degli Amministratori della Cosa Publica, ma una possibilità in più che verrebbe offerta al dipendente messo nelle tranquille condizioni di scegliere per il puro “piacere” e libertà di avere qualche soldino in più da mettere da parte.

Questo è tutto.”

Entrambe le colleghe hanno raccontato uno spicchio della loro vita.

In entrambe le lettere si trova lo stesso comune denominatore: lo stipendio è insufficiente. Una scellerata politica di tagli ai salari ha portato i lavoratori all’essere oggetto spesso di ricatto morale.

Oggi non abbiamo neanche certezza poi che questi straordinari vengano subito pagati (dopo essere stati pesantemente tassati) vanificando così i sacrifici fatti e le aspettative di uno stipendio degno.

Ci auguriamo che ognuno di voi compia la propria scelta solo dopo un’attenta meditazione sui pro ed i contro e che questi documenti sviluppino un dibattito serio.

Se volete conoscere la nostra posizione sindacale, ve la diciamo a fondo pagina, precisando che non vogliamo puntare il dito contro nessuno se non un’indegna classe politica: no agli straordinari perchè servono solo come doping contabile, di salario e di personale, e che servono solo a risolvere problemi momentanei, soprattutto del datore di lavoro,  ma non strutturali del Corpo.

Vogliamo uno stipendio ordinario più elevato, magari aumentato da progetti di produttività finalmente degni di questo nome, e non l’inseguimento di prestazioni aggiuntive a seconda delle esigenze di visibilità del momento dell’amministrazione.

 

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