Retribuiamo il lavoro e non il tempo.

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Un ragionamento sulla retribuzione, bassa per molte categorie di lavoratori, prima o poi toccherà farlo.

Specie nel pubblico impiego.

Oggi si viene retribuiti, non tanto per il lavoro che si svolge, ma per il tempo passato all’interno di una struttura.

L’unico riferimento al lavoro del dipendente pubblico è il “timbrare il cartellino”.

Bene che vada, questa procedura, comporta la perdita di ben 4 secondi nella giornata lavorativa, comprensivi dell’estrazione dello stesso badge dalla custodia nella quale viene riposto.

Quale è realmente il risultato prodotto dal lavoratore?

Esistono degli indicatori precisi all’interno delle pubbliche amministrazioni che si dotano di un piano triennale di performance. A questo link  potete trovare il piano 2014-2016 del Comune di Roma.

Una serie di numeri e numeretti che indirizzano sostanzialmente l’attività lavorativa dell’ente condizionandone spesso l’autonomia operativa. Ciò è particolarmente stringente ad esempio per la Polizia Locale con ovvie limitazioni nell’utilizzo e nell’impiego.

Se la somma di tutti questi numeretti alla fine più o meno torna, il Comune potrà definirsi soddisfatto. Ma siamo in pratica alla fuffa algebrica.

Il lavoratore pubblico, tornando al ragionamento iniziale, eroga un servizio difficilmente quantificabile e per questo monetizzabile.

Per questo viene retribuito il tempo della sua messa a disposizione.

Diversamente sarebbe retribuito “a cottimo” a seconda di quanto materialmente produce.

Tra queste pieghe si nasconde il fancazzismo e la meritocrazia. Perchè i risultati che le amministrazioni comunque raggiungono sono dovuti ad entrambi. Ed entrambi però non vengono degnamente presi in considerazione dalla stessa. Il primo non viene scoraggiato il secondo non viene premiato.

La sfida che si deve porre l’amministrazione 2.1 ( non 2.0 perchè è già stata superata) è quella di cominciare a pensare a come retribuire il lavoratore pubblico per il lavoro che svolge e non per il tempo che passa in ufficio.

Questa anche la sfida che lanceremo all’amministrazione in sede di rinnovo del contratto decentrato. Progetti legati alla qualità ed alla quantità del servizio e non solo legati alla semplice presenza, spesso eterea ed effimera. In particolare per la Polizia Locale.

L’era del Badge appartiene al millennio scorso.

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