Cosa abbiamo scritto a Tronca?

In questo articolo vi avevamo fatto sentire cosa avevamo detto durante l’incontro ufficiale di Tronca con le Organizzazioni Sindacali.

In questa riunione aveva richiesto di inviargli entro venerdi 13 un elenco di punti su cui concentrarsi sui tavoli tecnici da aprire insieme ai sub commissari.

Qui di seguito i nostri 9 punti:

  • Ricostituzione delle RELAZIONI SINDACALI; queste sono state nei fatti del tutto annullate dalla precedente Amministrazione. Già la scelta di imporre un ATTO UNILATERALE con valenza contrattuale ne ha rappresentato il volere autoritario e la totale assenza di un vero confronto ai tavoli dove la comunicazione tra le parti si realizzava in pratica in un “dialogo tra sordi”. Infatti mai si è entrati nello specifico delle perplessità poste dalle Organizzazioni Sindacali e ancor meno sono state ascoltate le diverse proposte (richieste dalla stessa amministrazione), che si portavano come contributo neanche per spiegarne le motivazioni per cui dette proposte non erano state prese in considerazione. Tutto ciò ha costretto le parti sociali ad intraprendere una serie interminabile di azioni legali (molte ancora in essere) per ristabilire il rispetto delle norme ed il riconoscimento della propria rappresentatività (come accaduto alla scrivente O.S.). In detta sede il comune di Roma riconosceva il diritto di questa Sigla a partecipare ai tavoli di trattativa  dai quali era stato d’imperio esclusa e la nullità di accordi sottoscritti in assenza dei nostri rappresentanti. Pertanto ci auspichiamo sappia intraprendere un diverso percorso, non certo per favorire Centri di Potere che nulla hanno a che vedere con la tutela dei lavoratori, ma diversamente consentire la presenza in un confronto in loro effettiva rappresentanza nelle Delegazioni Trattanti, come tra l’altro previsto all’art. 5 del nuovo contratto decentrato a cui non ha mai fatto seguito quanto ivi previsto: ” un protocollo d’intesa sottoscritto dalle parti che definisca la composizione delle delegazioni trattanti ed i moduli di relazione sindacale”.
  • Il CONTRATTO COLLETTIVO DECENTRATO INTEGRATIVO (e soprattutto UNILATERALE) che ci è stato imposto, dicevamo, ha rappresentato un atto arbitrario che non ha voluto affatto tenere in considerazione specificità di alcune tipologie di lavoratori come la Polizia Locale od il personale scolastico ed è stato basato sul concetto assolutamente non condiviso di “PRODUTTIVITA’ DI SISTEMA” ovvero si è applicato un principio per noi devastante per il dipendente pubblico che rappresenta l’antitesi della sua attività di SERVIZIO. Si valuta questi in ragione della sua produttività o meglio della sua PRODUZIONE come se lavorasse ad una catena di montaggio od in un centro commerciale e si premiasse per il numero di pezzi che assembla o vende. Tale produttività, poi, contrariamente alle disposizioni dell’ARAN, è stata legata alla presenza in servizio di fatto ponendosi di nuovo a rischio di legittimità. Tutto ciò per noi rappresenta la morte del valore più vero che invece deve essere dato al pubblico dipendente. Questo deve, diversamente, essere valutato sulla QUALITA’ e non sulla QUANTITA’ del proprio servizio. Tutto ciò per sottolineare che quanto prodotto ed a noi imposto ha rappresentato nelle sue meccaniche un danno per la cittadinanza e non solo per i dipendenti di Roma Capitale che in sede di Referendum hanno respinto a grande maggioranza l’ipotesi di sottoscrivere persino intese frutto di mediazione riconoscendo che l’atto contrattuale veniva meno proprio nei principi ispiratori e quindi nelle sue colonne portanti a prescindere da ipotesi d’incontro tra parte datoriale e lavoratori. In detto contratto poi istituti previsti per legge come l’ASSISTENZA A FAMILIARI DISABILI o LE CURE RISERVATE AI BIMBI IN TENERA ETA’ vengono penalizzati e costituiscono elemento negativo di valutazione con conseguente perdita economica. Ciò costituisce un’aberrazione se pensiamo alle difficoltà di una mamma con un bimbo di età pre-scolare od un dipendente che è malato (o addirittura si trovi in infortunio a causa del servizio per subita aggressione od incidente stradale come spesso accade per il personale di Polizia Locale) o ha diversamente un congiunto che necessità delle sue cure per grave malattia. Questi dipendenti insomma, in un momento di estrema fragilità, vengono colpiti sul piano economico, come se la loro condizione derivasse da scelta di non coinvolgimento sul piano lavorativo.

Vi è inoltre la necessità di provvedere anche ad una urgente scrittura di un regolamento che disciplini la reperibilità dei dipendenti.

  • All’art. 6 del predetto contratto ed ai sensi del CCNL viene previsto il “FONDO DELLE RISORSE DECENTRATE” che non è , malgrado le continue sollecitazioni da parte sindacale, mai stato ben definito nella quantità e nella sua applicazione non avendoci mai inserito, ad esempio, i risparmi di gestione previsti dalla vigente normativa. Non possiamo che, in questa sede, sollecitarla a prendere in esame detta eredità ed a dare ai lavoratori quelle certezze, sempre negate dalla precedente Amministrazione, dando ulteriormente assicurazione sull’inserimento di meccanismi di congelamento .
  • Scioglimento definitivo delle riserve sulle PROCEDURE CONCORSUALI in atto. Migliaia di giovani sono in attesa di terminare i concorsi ancora in essere, come quello della Polizia Locale o sono ancora in attesa d’assunzione dopo oltre 5 anni. Il blocco dei turn-over ha determinato un invecchiamento ormai INACCETTABILE del personale che ha una media superiore ai 50 anni di età e gli ultimi pensionamenti hanno messo in serio pericolo persino la funzionalità della macchina comunale.  In particolare  il concorso per 300 Istruttori di Polizia Locale, bandito nel 2010, vive una serie di problematiche giuridiche tecniche ed organizzative che lo hanno portato ad una situazione di stallo; Il corpo di Polizia Locale di Roma capitale presenta una forte carenza di personale (poco più di 5900 persone sulle oltre 9000 previste dalla legge regionale 1/2005 ) che dovrà affrontare  l’imminente “Giubileo della Misericordia”; si suggerisce nell’urgenza che, si tenga conto dell’ordinamento positivo dove è ormai consolidata la preminenza della modalità di reclutamento del personale, ricorrendo anche quindi anche allo scorrimento di graduatorie già preesistenti ed efficaci, principio suffragato dalla legge 125 del 2013 di conversione del decreto legge 101/2013 che ha prorogato l’efficacia delle graduatorie fino al 31 dicembre del 2016 avviando dal 30/09/2013 un monitoraggio telematico delle stesse da parte del Dipartimento della Funzione pubblica. Alla citata si aggiunga anche la delibera 124/2013 della Corte dei Conti della sezione regionale Umbria e le sentenze 4329/2012 e 6560/2012 del Consiglio di Stato. Vogliamo ancora ricordare che un’errata lettura della Legge ha, secondo noi, portato la precedente Amministrazione a considerarsi come “subente” rispetto al blocco delle assunzioni.
  • Punto critico che necessiterà di un suo autorevole intervento scevro (come solo una figura tecnica può essere) da obiettivi d’immagine, attinenti invece alla politica, è una più attenta lettura riguardo ai meccanismi relativi all’applicazione della 190/12 riguardo al CONTRASTO ALLA CORRUZIONE. Purtroppo tutti i dispositivi posti sino ad ora in campo, oltre che risultare non congrui ed equi ed a volte persino contraddittori, hanno portato ad uno stallo dell’attività lavorativa. In particolar modo della Polizia Locale che ha dovuto subire ed ancora subisce UN INGIUSTO DANNO D’IMMAGINE MAI CONOSCIUTO NELLA STORIA DEL CORPO. Ulteriormente dobbiamo rilevare che ancora una volta è stata applicata una norma avendone una chiave di lettura ben diversa dai reali dettami ed intendimenti del legislatore. Si è sacrificata la professionalità e la meticolosa conoscenza del territorio, quale strumenti per una sicurezza di prossimità, vicina al cittadino per una ERADICAZIONE DAL CONTESTO LAVORATIVO, a prescindere se il posto di lavoro offrisse condizioni di corruttibilità (si immagini ad esempio un addetto alla gestione amministrativa del personale o di un centralino assolutamente non in contatto coi cittadini e da qualsivoglia opportunità di corruzione) in una che ha fiaccato ed annichilisce ancora ogni buona volontà nel continuare a servire. Ardua impresa sarà ricostruire un rapporto di fiducia tra chi gestisce ora e chi gestirà domani l’azione amministrativa ed i lavoratori, non parliamo poi di ricostruire UNA IMMAGINE COSI’ VILIPESA che ha condannato soprattutto il Corpo di P.L. ad un trasferimento massiccio sulla base di un pregiudizio che se analizzato con serietà,  non ha affatto riscontro nella misura che è stata data in pasto ai media, senza voler coprire singoli episodi di malcostume che sono purtroppo fisiologici in tutte le grandi organizzazioni. Siamo comunque disponibili ad individuare insieme meccanismi di controllo e verifica dei fenomeni corruttivi, attraverso modalità nuove con forme già rodate all’estero come ad esempio il cosiddetto “whistleblower” o la costituzione presso la Procura della Repubblica di un Reparto specializzato della P.L. da destinare ad attività d’indagine sui reati contro la Pubblica Amministrazione e soprattutto individuando, come prevede la legge, quegli “uffici ad alto rischio corruttivo” che paradossalmente ad oggi non sono stati toccati dalle rotazioni come gli uffici dedicati agli appalti. Certo è che qualora si scelga e si voglia continuare nell’azione dei trasferimenti (che comunque offende nel profondo i nostri COLLEGHI ONESTI) bisognerà considerare che una così incisiva e profonda rotazione del personale, alle soglie del Giubileo, pone l’azione operativa del Corpo nel rischio caos, in un momento certamente assai delicato, per cui ci si auspica che s’immagini una sostituzione delle prossime rotazioni con gli impieghi delle pattuglie slegati dal territorio di origine. Rimaniamo comunque disponibili ad una corretta applicazione della norma e quindi a ragionare su una ROTAZIONE D’INCARICHI E NON TERRITORIALE, ribadendo con forza che i CORROTTI VANNO ARRESTATI E NON RUOTATI e che, come Lei ha ben evidenziato con noi , proponendosi come garante de: “LA CULTURA DELLA LEGALITA’ DEVE ESSERE DIFFUSA, NON NECESSITA D’UN ASSESSORE DEDICATO”.
  • La manovra di Stabilità del Governo Monti all’ormai famigerato art. 6 ha tolto alle Polizie Locali la CAUSA DI SERVIZIO ED EQUO INDENNIZZO; detta condizione ha determinato che il personale in caso di Incidente Stradale, Malattia derivante dal Servizio (secondo un eminente studio dell’università di Siena un viabilista ha una aspettativa di vita ridotta di 8 anni rispetto alla media) o in caso ormai frequente di AGGRESSIONE non ha diritto alle prerogative di cui sono portatori gli appartenenti ai Corpi di Polizia Statali. Pur essendo analoghi attori e titolari di obblighi giuridici verso la sicurezza pubblica sia in termini di Safety che Security NON ABBIAMO TITOLO A DETTI RICONOSCIMENTI. Come già detto  il contratto vigente penalizza chi si dovesse assentare a causa di Ricovero o riconosciuto infortunio in servizio, peraltro grazie ad un sistema informatico tarato sugli impiegati comunali e non fatto per Agenti ed Ufficiali di P.G. ci penalizza persino se andiamo a testimoniare (quale atto dovuto per la P.G.) in Tribunale. Unisca quindi a queste considerazioni, la preoccupazione quotidiana di questi operatori di essere non solo oggetto di aggressioni, ma di contrarre malattie in strada e portarle nella propria famiglia o addirittura (come successe a Parigi o a Secondigliano) di essere obiettivo di un possibile attentato terroristico o criminale quanto mai possibile in questo preciso momento storico. Pertanto non possiamo che essere qui a ribadire quel che gli ultimi tre sindaci AVEVANO PROMESSO e ASSOLUTAMENTE DISATTESO, quello cioè di stipulare un’assicurazione in modo da tutelarci e tutelare le nostre famiglie da eventi funesti che se portassero ad una degenza di oltre sei mesi porterebbero persino al licenziamento. Nei fondi per il Giubileo se una piccola quota fosse dedicata a formazione ed addestramento in merito ad eventi di Sicurezza Civile consentirebbe una più qualificata opera in caso di eventi naturali o prodotti dall’uomo che pregiudichino l’incolumità pubblica. Voglio ricordare che la nostra opera comunque viene prodotta e richiesta dalle Autorità di P.S. senza indennità di Ordine Pubblico e rappresentando l’anello più esterno di cinturazione di aree ma non per questo in assenza di rischio e comunque rappresentando un front office troppo spesso senza disposizioni, organizzazione efficace e del tutto privi di dispositivi di protezione individuale.
  • I servizi quotidiani presso i campi nomadi (che ci tolgono pattuglie per un servizio che potrebbero svolgere egregiamente dei militari) ci hanno portato a considerare non solo la Strada come Luogo di Lavoro ma anche luoghi come questi, di fatto discariche a cielo aperto, dove le condizioni igieniche non sono garantite. Non è ammissibile che tre sindaci susseguitisi non ci abbiano fatto realizzare le elezioni per determinare i RESPONSABILI DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA in ottemperanza al D.L. 81/08. Non è ammissibile che nel documento di valutazione dei rischi sulla Polizia Locale , redatto solo dalal parte datoriale senza il Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza,si parli di sedi e mezzi (le prime in condizioni indegne e gli altri assolutamente insufficienti) e si sorvoli sulle condizioni di rischio per gli operatori esterni sia che si trovino in un cantiere, davanti ad un ubriaco aggressivo, ad un “homeless” ed alla sua sporcizia od in una discarica. E l’unico documento che ne tratta la circolare del Corpo n. 158 del 26/09/14 parla dei rischi biologici ma non dà alcuna indicazione sui dispositivi protettivi da adottare e su quelli procedurali per mettere l’operatore in sicurezza. Anche questo è un appello a cui speriamo saprà dare risposta, individuando i servizi a rischio e facendo formare ed addestrare alle opportune procedure ed ai dispositivi necessari.
  • Strumenti assolutamente insufficienti o mal funzionanti come il sistema di comunicazione “TETRA”: un impianto radio che non solo non funziona a dovere ma che rappresenta nei fatti un intralcio, assieme ad altre “iniziative informatiche” prese dal Comando. Iniziative che invece di aiutare finiscono con il ritardare l’attività operativa. Attendiamo su questo un tavolo specifico magari per parlare anche della O. unica 112 e della possibilità di accesso allo S.D.I. per i controlli di sicurezza su strada quale primaria tutela degli operatori che non sono in grado di determinare l’eventuale pericolosità delle persone sottoposte a controlli o sanzioni per il Codice della Strada.
  • Applicazione completa dell’Art. 208 del C. d. S. e quindi tutto il sistema previdenziale ed assistenziale che con questo istituto può essere finanziato: da un’ osservatorio epidemiologico, all’assicurazione di cui sopra, alla formazione ed agli strumenti operativi come Velox, etilometri, ecc.
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