Posti disabili: multe a rischio a Roma!

Il 15 settembre 2012, entrava in vigore in Italia, il DPR n. 151 del 30 luglio 2012, il quale, adeguando la normativa nazionale alla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea 98/376/CE, prevedeva l’introduzione del nuovo contrassegno invalidi ovvero il CUDE “contrassegno unificato disabili europeo”.

Lo stesso Decreto, prevedeva che i Comuni, oltre a rilasciare il nuovo contrassegno, avrebbero avuto tre anni a partire dal 15 settembre 2012, per adeguare la segnaletica stradale orizzontale e verticale, inerente le aree di sosta riservate ai veicoli al servizio delle persone invalide.

Siamo così giunti a ben oltre il 15 settembre 2015, tre anni dopo e ora Roma, capitale d’Italia, città dell’accoglienza e città del Giubileo, si appresta ad accogliere milioni di pellegrini e visitatori e tra essi anche portatori di handicap i quali, stando alla normativa nazionale ed alla raccomandazione dell’UE che l’ha originata, dovrebbero poter riconoscere i posti di sosta a loro riservati senza possibilità di equivoco alcuno.

Eppure, nonostante il più che congruo lasso di tempo a disposizione per l’adeguamento, della segnaletica, nonostante le segnalazioni degli appartenenti al Corpo della Polizia Locale di Roma che già paventavano il problema, Roma non ha la segnaletica a norma di Legge e per accorgersene, basta fare un giro per le strade dei nostri quartieri.

A prova del fatto che si era già consapevoli del problema vi è  questa circolare del Comando del Corpo in cui al punto 2.1 viene evidenziato come il Dipartimento Mobilità e Trasporti sia stato opportunamento informato.

Ora ci si chiederà dove sta il problema.

Ebbene la Legge per poter essere applicata correttamente da chi è preposto (organi di polizia stradale), richiede tra l’altro, un requisito essenziale, ovvero quello della pubblicità.

Questo significa per fare un esempio, che un veicolo può essere sanzionato e rimosso se in sosta davanti un passo carrabile, se questo è segnalato e lo è con la segnaletica prevista dal regolamento di esecuzione del codice della strada e non una qualsiasi; un veicolo può essere sanzionato se lasciato in sosta in violazione di un segnale verticale di divieto, se il cartello è presente e a norma e così via.

Quindi, gli agenti polizia stradale per poter tutelare il giusto diritto di un diversamente abile, devono poter disporre degli strumenti normativi e, nel caso specifico, di una segnaletica conforme a quanto previsto dal regolamento al fine di non incorrere in violazioni di Legge e situazioni che non farebbero altro che aumentare la percentuale di ricorsi al verbali di accertamento di violazione oltre a sfociare in eventuali abusi.

Tornando alla segnaletica dei posti invalidi, il regolamento del codice della strada, prevede che quella da utilizzare sia la seguente:

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Guardatevi adesso un poco intorno e verificate se i posti invalidi a Roma sono uguali a questi e quindi a norma.

Quanto poi ai Comuni “ritardatari” i quali dopo tre anni di tempo trascorsi nel paese delle meraviglie chiedevano “toppe normative” poiché non si erano ancora adeguati, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si stupiva come solo a distanza di un mese di tempo dall’entrata in vigore della normativa ci si ponesse il problema, raccomandando tuttavia di adeguare tempestivamente la segnaletica.

(http://www.sulpl.it/sulpl/aggiornamenti_professionali/disabili15sett15.PDF)

Ovviamente, chi risponderà dell’inettitudine dei governanti, saranno sempre e soltanto i poliziotti locali, i quali chiamati ad applicare la Legge, si troveranno come spesso accade, tra la necessità di tutelare i giusti diritti con spuntati strumenti normativi e il rischio di essere chiamati a rispondere ad un Giudice in sede di ricorso.

Come al solito: “corpa dei viggili?”

Quando ci sarà una salata multa ai politici che amministrano (male) le nostre città?

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Un pensiero su “Posti disabili: multe a rischio a Roma!

  1. Tutti gli attuali amministratori (governo, regione, comune e municipi) hanno deciso di (ri-)candidare ROMA CAPITALE ad ospitare le OLIMPIADE 2024 ed hanno formalizzato l’atto al CIO. Come sempre, senza partecipazione dei 2.617.175 residenti nei 1.307,7 kmq.(http://www.istat.it/it/files/2013/06/Urbes_2013_Roma_V_7.4.pdf) . Come sempre, senza reazione di tutti quei residenti, noi compresi, io compreso. Mi guardo allo specchio e ci leggo che i citati amministratori non riconoscono la mia dignità come membro della famiglia umana e i miei pari diritti inalienabili che costituiscono il fondamento della libertà, della pace e della giustizia nel mondo. Mi guardo allo specchio e ci leggo che DEVO usare il quarto potere: informare il CIO e gli Stati (molti di più di quelli direttamente interessati alle Olimpiade 2024) sul “Modello Roma”, su alcune delle loro “diagnosi” (es.: quel DPCM 4-8-2006 sostenuto da ben n. 3 PCM italiani che dettaglia il traffico romano e ne valuta le urgenze di quel 2006 oggi molto più urgenti; es.: le interviste a quei amministratori). Continuo a guardarmi allo specchio e trovo conforto nel viso di quel PCM che, pur “assediato” da chi aveva interessi a quelle Olimpiade 2020, volle ascoltare anche la nostra voce. Ecco, fasi sentire al Cio, agli Stati (Vaticano compreso), ma, anche, informare Cantone, Sabella, Dondolini, ecc.. E’ lo specchio che mi sollecita: “Datti da fare”.

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