Contratto decentrato: più lo smuovi e più… si ingarbuglia!

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L’atto unilaterale, che dal 1 gennaio 2015 governa le buste paga dei dipendenti di Roma Capitale, ha introdotto per il personale non dirigente dell’Ente la retribuzione legata alla produttività. Lungo il cammino si è però evidenziato come un oggetto partorito dalla stessa amministrazione non sia particolarmente governabile dalle stesse menti che lo avevano ideato, dimostrando falle nel sistema difficili da riparare.

In particolare vale la pena spendere qualche riga su uno degli indici con cui viene misurata la produttività del dipendente: l’indice che pesa quanto il dipendente sia stato disciplinato.

Questo fattore si basa sul numero dei provvedimenti disciplinari o “rilievi formali” che hanno colpito nel trimestre il lavoratore,  deducendo proporzionalmente punteggio dalla sua massima valutazione teorica e andando così a ridurre la quota di salario di produttività percepita.

La nostra attenzione la rivolgiamo in particolar modo nei confronti dei c.d. “rilievi formali” del dirigente al dipendente. Tralasciamo,  almeno a questo livello di analisi,  la categoria giuridica del diritto amministrativo entro la quale inserire l’oggetto “rilievo formale”, mentre ci interessa focalizzare la nostra attenzione sul rischio di un utilizzo disinvolto di questo strumento “para-sanzionatorio”.

Facciamo un esempio per far meglio comprendere a tutti l’impatto di tale “stortura giuridica”: il lavoratore nel dare esecuzione ad un comando legittimamente impartito lo esegue secondo quanto da egli inteso essere lo scopo per cui è stato emanato, che però non corrisponde al risultato atteso dal dirigente. Questi,  ritenendo di non poter agire attraverso un procedimento disciplinare,  non ricorrendone gli estremi,  si premura di comunicare per iscritto e in forma riservata (la arcinota RISERVATA)  al dipendente di aver mancato il raggiungimento del risultato atteso dalle sue aspettative e quindi lo invita ad eseguire in futuro le direttive impartite secondo il suo punto di vista.

Qui si aprono gli scenari inquietanti:
1) la comunicazione riservata scritta (riservata in breve) per il dipendente si può considerare un rilievo formale?
2) qual’è lo spartiacque tra provvedimento disciplinare, rilievo formale e semplice comunicazione riservata al dipendente?
3) come si esercita il diritto di difesa rispetto ad un rilievo formale?
4) qual’è il perimetro temporale entro il quale è azionabile il rilievo formale ed entro quale esso è ricorribile?
5) entro quale termine la questione oggetto di rilievo beneficia di “prescrizione”?
6) può un dipendente esser colpito da rilievo formale a trimestri di distanza rispetto al momento della notificazione della riservata?
7) supposto che il lavoratore eserciti in maniera efficace ed efficiente la ipotetica azione di opposizione al rilievo, come troverà ristoro il pregiudizio economico subito nelle tre mensilità seguite al trimestre del rilievo?

Lo scenario ancor più grottesco che si può immaginare di configurare può assomigliare a questo: supponiamo che il dipendente venga “sanzionato” con un rilievo formale nell’ultimo trimestre dell’anno e che faticosamente,  ad aprile dell’anno successivo, riesca ad aver ragione sul rilievo. L’amministrazione nel frattempo ha già chiuso,  se non speso,  tutto il fondo dell’anno trascorso ed ha già deliberato il nuovo fondo per il salario accessorio (si pensi che il fondo 2015 è stato deliberato a febbraio!!). Il fondo vecchio pur avendo generato residui ad esempio a seguito di salario di produttività non erogato per effetto di rilievi e sanzioni, fa confluire,  forse,  gli stessi nel fondo dell’anno entrante.

Qui sorge un problema : il fondo per legge non può crescere se non in casi strettamente codificati quali l’assunzione di nuovo personale o l’attivazione di nuovi servizi o la crescita degli standard di erogazione degli stessi. Ergo il fondo, nella migliore delle ipotesi, può essere uguale a quello dell’anno precedente quindi le risorse economiche per le resrituzioni degli errori dovuti alle valutazioni vanno di fatto a diminuire la parte spendibile del fondo stesso?
Per semplificare : mettiamo che il fondo ieri valesse 100€,  anche quest’anno non può valere più di 100€ (per quanto sopra). Se mi accorgo che 2€ li devo restituire ai lavoratori a causa di errori di natura tecnica o interpretativa,  vedasi i nostri “rilievi inesitati”,  ai dipendenti rimarrà da spartirsi non più 100€ ma solo 98€ nell’anno corrente.

Morale… chi ci rimette? Al paziente lettore l’amara risposta

RSU Alessandro Fortuna

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