O con me o con la mafia

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Il nostro Sindaco di Roma ha messo tutti i cittadini di Roma in un angolo. Colui il quale non disdegnò, secondo le ampie cronache, un contributo per la sua elezione da parte del responsabile della Cooperativa al centro dell’inchiesta su Mafia Capitale.

Al fine di salvare la sua poltrona, in un momento in cui si trova ad essere al di fuori e lontano da ogni possibile altra elezione e quindi di stipendio, ha deciso di cavalcare l’onda dell’integerrimo lottatore di mafiosi.

Non era più possibile continuare a scaricare le proprie colpe ed inefficienze sugli altri: gli autobus e le metro non vanno? colpa dei dipendenti! l’immondizia non si raccoglie? colpa dei dipendenti! c’è traffico in giro? colpa dei vigili!

In ogni intervento amministrativo quindi si è deciso di esaltare il ruolo che lo stesso è stato prodotto per contrastare la mafia. Pazienza se con una ruspa si va, si sbraca tutto, si lasciano macerie e poi non si ha un piano di intervento successivo lasciando il deserto dietro di sè.

E’ come se un chirurgo che si occupa di trapianti, sapendo di avere un paziente malato di fegato, gli esporta l’organo non avendo quello disponibile da un donatore. Il chirurgo ha di fatto eliminato il fegato mafioso, ma probabilmente la salute del paziente non potrà giovarsene.

In questa condizione il chirurgo può venire attaccato dalla sua equipe, dalla struttura sanitaria nella quale opera, dai parenti e conoscenti del paziente.

La sua equipe non può contrastarlo o criticarlo in quanto essa stessa è stata nominata dal chirurgo e quindi, senza il suo consenso, non potranno continuare a ricevere il lauto stipendio che percepiscono. Pertanto proseguono la loro opera da perfetti yesman in puro stile “picciottesco”.

E gli altri? Gli altri trovano una pronta risposta a tutte le critiche: “io combatto la mafia, se mi criticate siete a favore della mafia”

Oramai il sindaco è salito su di un pulpito dal quale, come durante le omelie, arringa gli astanti con frasi piene di faremo, diremo, andremo, scriveremo.

Intanto alzatevi in piedi e togliamo le panche dove vi sedete.

Ma come? Dobbiamo stare a sentire in piedi?

Non avete capito niente! Le panche erano mafiose, stiamo cambiando l’arredamento con nuove regole per sconfiggere la mafia. Nel frattempo state in piedi o volete difendere la panca mafiosa?

Basta con questa retorica che serve solo a coprire le magagne di una scialba e sciatta amministrazione.

A Roma non sta cambiando nulla, si stanno solamente tagliando servizi ai cittadini che sono ridotti a neanche più manifestare i propri disagi pena essere tacciati di essere “difensori dei mafiosi”.

Roma ed i suoi cittadini non sono mafiosi e mai lo saranno. Saranno disordinati, rumorosi, magari anche un poco fanfaroni e pure perdigiorno, ma mafiosi non lo sono e non lo saranno mai!

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