Che differenza c’è tra i Vigili Urbani e la Juventus?

Prima di dare questa risposta devo precisare che chi scrive questo pezzo è di comprovata fede bianconera, quindi le sensazioni che si riporteranno sono dovute a quella malattia personale endemica in molte zone d’Italia che si chiama TIFO.

Non se ne vogliano coloro i quali hanno contratto un virus di TIFO con un ceppo diverso.

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La domanda era: che differenza c’è tra i Vigili Urbani e la Juventus?

La risposta è: NESSUNA

Una è vista come il fumo agli occhi dalla stragrande maggioranza delle persone, gli altri pure.

Una ha una divisa riconoscibile in tutta Italia, gli altri pure.

Una è vista con favore solo da chi si giova della sue prestazioni professionali, gli altri pure.

Una è additata ad esempio negativo in ogni occasione possibile specie sulla stampa, gli altri pure.

Per una è difficile che si dica che ha lavorato bene, per gli altri pure.

Una ha il nome sempre storpiato in senso dispregiativo, gli altri pure.

Una “è ma calciopoli…“, gli altri “è ma capodanno…

Una trova fior di opinionisti tuttologi in tv, magari la domenica, pronti a dargli addosso in ore ed ore di trasmissioni, gli altri pure.

Una trova sempre chi l’avrebbe fatta lavorare meglio e di più, gli altri pure.

Una si chiude a riccio e continua a lavorare nonostante tutto e tutti, gli altri pure.

Una si prende le colpe degli insuccessi di altri, gli altri pure.

Una ha stipendi più che dignitosi, gli altri no.

Ecco.

Forse ho trovato l’unica differenza.

Oltre al fatto che in Italia, purtroppo, si parla più di un rigore della Juventus che di un caduto con indosso una divisa della Polizia Locale.

Stefano Giannini
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Assenteisti a Roma?

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Pensate se al comune di Roma uscissero questi dati:

21,73% di assenti

11,56% di assenti giustificati

66,71% di presenti

Oppure che i primi tre dipendenti assenti del comune hanno collezionato ripettivamente il 99,57% di assenze, il 90,75% ed il 90,45%.

Sui quotidiani e su internet comincerebbe la caccia al dipendente comunale fannullone. Peggio se questi dati fossero all’interno della Polizia Locale.

Si finirebbe diritti dentro una arena televisiva, magari domenicale.

Invece no

La Polizia Locale di Roma ad esempio ha avuto un tasso di presenze del 79.14% nell’ultimo trimestre.

Ma allora di quali lavoratori stiamo parlando che si possono permette, 1 su 3, di non andare sul luogo di lavoro?

Saranno forse loro i veri “furbetti del cartellino“?

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Ci sarà data la possibilità di legare il loro stipendio alla qualità del servizio reso come hanno intenzione di fare con noi?

fonte

Riforma pubblico impiego: cittadini voteranno i dipendenti?

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I premi assegnati ai dipendenti pubblici saranno determinati anche dal voto dei cittadini. 

Sembra essere questa una delle novità contenute nella bozza di riforma del Pubblico impiego che sarà discussa in questi giorni in un vertice tecnico tra governo ed alcuni sindacati.

Rimettiamo la foto per spiegarla:


O i colleghi stanno trattenendo i votanti dal precipitarsi alle urne per votare i dipendenti pubblici che si trovano davanti, o qualcosa in questa riforma non torna.

Questo è anche il nostro lavoro: scontrarci con il cittadino per difendere lo stato di diritto.

Immaginiamo che una persona venga sanzionata per un suo comportamento scorretto in strada da una pattuglia della Polizia Locale, oppure che venga denunciata per guida in stato di ebbrezza alcolica e gli venga confiscato il veicolo, oppure che venga arrestata per molestie in famiglia.

Ecco.

Queste persone, secondo il ministro Madia, che tipo di voto “sereno” (di renziana memoria) potranno mai esprimere?

È per questi motivi che la Polizia Locale non può essere contenuta nello stesso calderone degli altri dipendenti pubblici.

Non facciamo un lavoro da impiegati!

Guardate che rischiate l’effetto contrario, noi vi avvertiamo: se passa il concetto che il poliziotto locale buono e con stipendio migliore è quello che non disturba troppo il cittadino con fastidiose sanzioni o denunce, allora chiudiamo baracca e burattini come sistema paese perché facciamo prima.

Fermatevi prima di compiere questa buropazzia oppure tirate fuori la Polizia Locale con una riforma a costo zero che la equipari alle altre forze di polizia nazionali.

Sindaco sceriffo con il nuovo decreto sicurezza?

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«La sicurezza urbana va intesa come un grande bene pubblico che riguarda la vivibilità e il decoro urbano, attraverso interventi di riqualificazione delle aree più degradate, l’eliminazione dei fattori di marginalità sociale, la prevenzione della criminalità e dei fenomeni antisociali per favorire la legalità e la coesione sociale. Il decreto introduce strumenti ed interventi amministrativi, amplia i poteri di ordinanza dei sindaci: avranno poteri autonomi e la possibilità di firmare patti tra territori e ministero dell’Interno che prima non avevano una cornice legislativa» ha detto il ministro.

Il decreto è stato ampiamente discusso, meditato, voluto dall’Anci e dalla conferenza delle Regioni con l’idea di «fare una grande alleanza tra lo Stato e poteri locali – ha aggiunto Minniti: in Italia abbiamo un modello di sicurezza che funziona, non c’è un’emergenza sicurezza, ma oltre al modello di sicurezza nazionale servono politiche più attente di controllo da Bolzano ad Agrigento».

Per garantire la sicurezza urbana Minniti ha annunciato l’introduzione di misure mutuate dal mondo sportivo, come il ‘daspo’. «Di fronte a reiterati elementi di violazioni di alcune regole in un determinato territorio – ha spiegato – le autorità possono proporre che chi li ha commessi non possano più frequentare quel determinato territorio».

«Non abbiamo bisogno di sindaci sceriffi o di un ministro dell’Interno sceriffo – ha continuato – abbiamo bisogno di cooperazione tra territorio e Stato».

In questo decreto si calano di nuovo dall’alto altre competenze ai comuni di spettanza dello Stato. Senza però trasferire di nuovo risorse, personale o modifiche legislative.

In particolare questo famigerato DASPO.

Chiunque viva le nostre città al di fuori di 4 mura è consapevole del fatto che questo DASPO si andrebbe ad applicare, nella maggior parte dei casi, a persone che sono già colpite da provvedimento di espulsione dallo stato italiano perchè non in regola con la permanenza.

Ci troviamo quindi al paradosso che lo stato espelle ma non riesce ad eseguire quanto ha determinato ed allora demanda ai comuni un’altra espulsione, stavolta fuori dai confini del campanile, con la pretesa che questo provvedimento venga poi osservato?

Ovviamente poi sarà colpa dei sindaci e dei comuni non essere riusciti ad eseguire i provvedimenti.

Davvero ci credono?

Ed i sindaci “non sceriffi”, di quale personale dovrebbero avvalersi per applicare questi DASPO?

Della Polizia Locale sicuramente.

Però c’è un però.

Questi provvedimenti avranno la necessità di essere, oltre che eseguiti, preparati, notificati anche debitamente archiviati in modo digitale. Oltre alla gestione dei ricorsi; perchè pensate che nessuno, magari tramite qualche associazione senza presunto scopo di lucro, possa presentare ricorso alla cacciata dal suolo comunale? Chi pensate che si occuperà della gestione di questo contenzioso? Il Ministero?

Tutto questo sottrarrà delle risorse dal territorio per destinarle agli uffici. E’ sicuro. Non vi lamentate poi perchè “i vigili stanno tutti in ufficio. La percentuale sarà destinata inevitabilemente ad aumentare.

Altra domanda che ci poniamo è: quale archivio digitale sarà utilizzato? Perchè ovviamente dovrà essere creato un database dove inserire le violazioni al decoro urbano e cercare le recidive.

Ne creeremo uno per ogni comune dove verranno inseriti i nominativi “in diffida”, oppure utilizzeremo quello statale attraverso il cosiddeto SDI?

In entrambi i casi c’è qualcuno che resterà fuori da questi archivi: se sarà comunale ne resteranno fuori le forze di polizia nazionali (CC, PS e GDF) e quindi sarà monco, se invece sarà utilizzato quello nazionale ne resteranno fuori le Polizie Locali da tempo già escluse e quindi resterà monco.

Infine ci immaginiamo già i sindaci impantanati ad eseguire questo decreto con anacronistico contratto nazionale che equipara la Polizia Locale più a dei normali impiegati che a presidi di sicurezza urbana.

Il Ministero degli Interni cerca di dare una risposta, probabilmente per fini elettorali, alle richieste di sicurezza che gli pervengono dai cittadini con queste “pecionate” per evitare  di approvare quella che è l’unica riforma che gli garantirebbe in pochi istanti di restituire alla sicurezza delle città 60.000 operatori: la riforma della Polizia Locale italiana.

Davvero non capiamo come ANCI possa avere scelto di restare col cerino in mano con questo problema senza dotarsi di una Polizia Locale rinnovata.

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Magari saranno stati convinti da qualche funzionario che chissà cosa gli ha garantito e promesso

Noi invece non crediamo più a questi burocratosauri!

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Le ferie a Sanremo

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Quello che è andato in scena ieri sul palco più televisto d’Italia collocato a Sanremo e mostrato sempre nel mese di Febbraio ci è apparso quantomeno INOPPORTUNO.

Non ci riferiamo a qualche seno al vento, a qualche esibizione pubica oppure a sedicenti aspiranti suicidi.

Stiamo parlando dell’esaltazione di quello che sembra sia  stato definito come “impiegato modello” per avere rinunciato ai 239 giorni di ferie che gli spettavano.

Nulla quaestio nei confronti delle sacrosante parole che condannavano i cosiddetti “furbetti” della pubblica amministrazione. Anche se qui, con un po’ di coraggio e forse il palco e la platea erano quelli giusti, dovremmo cominciare a chiamarli PARACULI.

Però dobbiamo ricordare che le ferie sono un diritto costituzionalmente garantito e lo citiamo testualmente:

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Le ferie non si possono rinunciare nè monetizzare e lo ribadisce anche la Corte di Giustizia Europea

Non è possibile giocare e far passare un messaggio mediatico sbagliato che va contro decenni di lotte dei lavoratori.

Però c’è un però:le ferie però si possono donare!

Per questo, già dal 20/10/2016, abbiamo chiesto all’amministrazione comunale di Roma di concederci questo diritto.

Noi non vogliamo regalare giorni destinati al recupero psicofisico ma vogliamo donarli a chi, tra i colleghi, le ha utilizzate tutte per accudire i propri figli malati.

Stiamo ancora attendendo la risposta alla nostra lettera per una scelta a costo 0 per l’amministrazione.

Art. 239. Norme transitorie relative al titolo VII.

1. Gli archivi e l’anagrafe nazionali previsti dagli articoli 225 e 226 sono impiantati a partire dal 1° ottobre 1993. Da tale data inizierà l’invio dei dati necessari da parte degli enti ed amministrazioni interessati. L’impianto degli archivi e dell’anagrafe dovrà essere completato nell’anno successivo.

2. Il servizio ed i dispositivi di monitoraggio di cui all’art. 227 sono installati a partire dal 1° ottobre 1993 e devono essere completati nel triennio successivo.

Art. 238. Norme transitorie relative al titolo VI.

1. Le disposizioni del titolo VI, capo I si applicano dal 1° gennaio 1993.

2. Le sanzioni amministrative accessorie all’accertamento di reati previsti dal presente codice sono applicate ai reati commessi dopo la sua entrata in vigore.

3. Sono decise dal pretore, secondo le norme anteriormente vigenti, le cause pendenti dinanzi a tale organo alla data di entrata in vigore della legge 21 novembre 1991, n. 374, anche se attribuite dal presente codice alla competenza del giudice di pace.

Art. 237. Norme transitorie relative al titolo V.

1. Gli utenti della strada sono tenuti ad osservare i comportamenti imposti dal presente codice dalla data della sua entrata in vigore. Per i ciclomotori e le macchine agricole l’obbligo di assicurazione sulla responsabilità civile di cui all’articolo 193 decorre dal 1° ottobre 1993. Dalla stessa data è abrogato l’articolo 5 della legge 24 dicembre 1969, n. 990. Il contratto di assicurazione per la responsabilità civile derivante dalla circolazione delle macchine agricole può essere stipulato, in relazione alla effettiva circolazione delle macchine sulla strada, anche per periodi infrannuali, non inferiori ad un bimestre.

2. Per le violazioni commesse prima della data di cui al comma 1 continuano ad applicarsi le sanzioni amministrative principali ed accessorie e ad osservarsi le disposizioni concernenti le procedure di accertamento e di applicazione, rispettivamente previste dalle disposizioni previgenti.

Art. 236. Norme transitorie relative al titolo IV.

1. Le disposizioni del presente codice sulle patenti di guida si applicano alle nuove patenti relative a qualsiasi tipo di veicolo che siano rilasciate successivamente al 30 settembre 1993; le disposizioni dell’articolo 117 si applicano alle patenti rilasciate a seguito di esame superato successivamente al 30 settembre 1993. Le procedure in corso a quel momento sono osservate e le patenti rilasciate secondo le norme già vigenti conservano la loro validità. Parimenti conservano validità le patenti già rilasciate alla predetta data. Tale validità dura fino alla prima conferma di validità o revisione che si effettua, ai sensi dell’art. 126 o 128, dopo la detta scadenza; in tal caso si procederà, all’atto della conferma o della revisione, a conformare la patente alle nuove norme. Sono fatti salvi i diritti acquisiti dai titolari di patenti di categoria B o superiore, rilasciate anteriormente al 26 aprile 1988, per la guida dei motocicli.

2. Le autoscuole attualmente esistenti dovranno essere adeguate alle norme del presente codice entro un anno dalla sua entrata in vigore. Fino a tale data le autoscuole sono regolate dalle disposizioni previgenti.